
ROMA – «Passare dalla discrezionalità all’obbligatorietà strutturale. Non è una pretesa corporativa, ma una necessità democratica». Con queste parole Marina Mancini, vicepresidente GUS Sicilia nella Giunta nazionale GUS, ha aperto la sessione pomeridiana degli Stati Generali del Giornalismo degli Uffici Stampa che si sono svolti presso lo Spazio Europa “David Sassoli” il 30 gennaio 2026 organizzati dal Gruppo Uffici stampa nazionale presieduto dalla presidente Assunta Currà Perego. L’obbligatorietà è quella della necessaria istituzione degli uffici stampa in tutte le pubbliche amministrazioni per informare, per rendicontare per la trasparenza. «Senza un ufficio stampa stabilmente previsto in pianta organica, il giornalista rimane un soggetto fragile, esposto alle pressioni del colore politico di turno» sottolinea la vicepresidente.
Un confronto serrato, coordinato insieme a Donatella Binaglia, referente GUS Umbria e vicepresidente OdG Umbria, che ha trasformato la tavola rotonda dei presidenti e referenti regionali in un atto d’accusa contro le “zone d’ombra” che ancora oscurano l’informazione pubblica italiana.
Il messaggio emerso dal tavolo dei territori è netto: il giornalista pubblico è il garante della verità sostanziale dei fatti all’interno delle istituzioni.
«La nostra non è solo comunicazione – ha sottolineato Mancini nella sua introduzione – è giornalismo che risponde a un Ordine Professionale. Se sbagliamo, ne rispondiamo davanti a un Consiglio di Disciplina. È questa la ‘patente’ di affidabilità che solo un giornalista può offrire alla PA. Una garanzia che oggi vacilla sotto i colpi di una “gestione allegra” e abusiva della professione”.
Il tavolo ha denunciato con forza come, a 26 anni dalla Legge 150/2000, la trasparenza amministrativa rischi di rimanere una “scatola vuota” se affidata a figure prive di titoli, vincoli deontologici e competenze certificate.
A questo grido di allarme si aggiungono le sollecitazioni di Donatella Binaglia. La dignità professionale passa per il riconoscimento dei ruoli: «Ritengo fondamentale che le amministrazioni pubbliche operino attraverso testate regolarmente registrate, dirette da un direttore responsabile e composte da giornalisti iscritti all’Albo che agiscano nel rispetto di un codice deontologico trasparente. L’elemento cruciale resta la firma – aggiunge Binaglia – firmarsi significa assumersi la responsabilità di ciò che si comunica e offrire ai colleghi delle altre testate un referente certo per eventuali approfondimenti. E’ necessario che i colleghi delle redazioni (cartacee o digitali) pretendano sempre l’identificazione del giornalista dell’ufficio stampa. In un’epoca in cui il ‘copia e incolla’ è una pratica purtroppo diffusa, la firma del professionista rimane l’unica vera garanzia di attendibilità e qualità del contenuto».
La tavola rotonda ha messo a nudo le criticità della politica e delle grandi istituzioni, dove il fenomeno dei “portavoce tuttofare” spesso scavalca la funzione oggettiva dell’Ufficio Stampa, trasformando l’informazione in propaganda di parte.
Nel suo intervento, Manuela Biancospino, presidente GUS Lazio, afferma: «La Legge 150 del 2000, che già avrebbe dovuto rappresentare il fondamento della comunicazione pubblica nel nostro Paese, ha nel tempo mostrato tutti i suoi “limiti”. Non perché fosse sbagliata in origine, ma perché non è stata aggiornata, né applicata in modo uniforme e non è riuscita ad intercettare la profonda evoluzione del sistema dell’informazione. All’interno delle PA operano oggi in modo stabile figure come social media manager, digital manager e content editor, che svolgono attività informativa e gestiscono contenuti istituzionali. Si tratta di professionisti che, nella maggior parte dei casi, non sono giornalisti. Diventa quindi necessario mettere a loro disposizione percorsi formativi strutturati e qualificanti, in grado di consentire a chi oggi non è giornalista di poterlo diventare».
Dall’Umbria, la presidente del Gus Alessandra Borghi ha evidenziato la sfida rappresentata dai piccoli comuni, dove la mancanza di uffici stampa strutturati tende a essere la regola. La strategia
per favorire lo sviluppo di attività di informazione e comunicazione anche da parte dei centri minori e periferici è chiara: incentivare le gestioni associate attraverso un dialogo serrato con ANCI. «Sarà importante, intanto, dopo il rinnovo del protocollo Anci-Fnsi, calare l’intesa a livello regionale e favorirne la conoscenza».
«In Emilia-Romagna nel 2024 l’Associazione Stampa insieme a Gus e Odg regionale hanno siglato un protocollo d’intesa con Anci che puntava alla valorizzazione degli iscritti all’Ordine dei giornalisti negli uffici stampa dei Comuni, ma anche alla rappresentanza e all’agibilità sindacale dei giornalisti assunti, alle modalità di definizione dei bandi e ai permessi retribuiti per la formazione». A raccontarlo Barbara Musiani referente GUSEmilia-Romagna – «Un documento che ha sicuramente messo nero su bianco la disponibilità di tutti i firmatari di praticare regole condivise, ma che ha rappresentato un buon punto di partenza: molto ancora si deve fare per rendere concreta questa collaborazione, che deve essere ribadita ad ogni occasione. Come sindacato abbiamo anche avviato un Osservatorio sui bandi, e se rileviamo negli avvisi di selezione per addetti stampa punti non in linea con la normativa spesso interveniamo con l’ente in questione».
Se la Carta d’Intenti rivendica il presidio giornalistico sui contenuti veicolati tramite i social media, la realtà territoriale racconta ancora di profili istituzionali in mano a profili non contrattualizzati , ad improvvisati social media manager senza vincoli etici o, peggio ancora ad amministratori, politici e portavoce che scadono nella propaganda. «L’algoritmo non deve tradire la verità», è stato il monito: l’intelligenza artificiale e i canali social devono essere governati da giornalisti formati sui temi della comunicazione digitale per evitare che diventino strumenti di disinformazione istituzionale.
Dalla Basilicata la referente GUS Anna Giammetta interviene sul protocollo di intesa tra la FNSI e ANCI che rappresenta un segnale importante che ridà speranza affinché possa tradursi in un riconoscimento concreto della centralità e dell’essenzialità degli uffici stampa negli enti pubblici e nelle organizzazioni private. «In Basilicata abbiamo sottoscritto un protocollo tra Assostampa Basilicata e Anci Basilicata nel lontano 21 gennaio 2002 quando da poco era nata la legge 150/2000>> – dice Giammetta – «Aldilà della firma e dei buoni propositi nulla è successo, perché, il tema centrale è sempre lo stesso: il legislatore deve prevedere l’obbligatorietà della presenza dell’ufficio stampa al pari di altri uffici, obbligatorietà e non discrezionalità da parte degli enti ed occorre far presto. Infatti la comunicazione non va d’accordo con il tempo che passa. È dinamica e, mentre si discute di un’idea, di un provvedimento o di un progetto, il mondo della comunicazione e dell’informazione ha già cambiato forma, strumenti e struttura»
«In Calabria siamo avviando una ricognizione della realtà degli uffici stampa anche se, come succede in tante altre regioni d’Italia, la legge 150 del 2000 per molti enti pubblici rappresenta “questa sconosciuta” – dice la referente GUS Calabria, Anna Russo –«Il lavoro di ricucitura da fare con gli enti e importante ma si presenta sicuramente con una serie di ostacoli da superare. Punto fondamentale e imprescindibile rimane la presenza del giornalista all’interno dell’organo dell’ufficio stampa perché solo un giornalista che è formato possiede gli strumenti per svolgere un ruolo delicato ed importante che necessita specialmente della capacità non solo di informare ma anche di gestire con la giusta deontologia ogni tipo di informazione. La comunicazione non riguarda solo gli enti pubblici ma anche gli enti privati compresi ad esempio le diocesi che da tempo si sono aperte alla realtà dei laici è spesso anche delle donne ma anche in questo caso siamo contenti che si siano ormai definiti i ruoli e funzioni e tra questi appunto la presenza di un giornalista che sa ben mediare tra il mondo ecclesiastico è quello dell’informazione.>>
La Carta degli Stati Generali chiede concorsi trasparenti e indipendenti, denunciando la tentazione della politica di procedere per “chiamata diretta” fiduciaria.
Orazio Vecchio presidente GUS Sicilia ha ribadito ha condiviso il percorso del GUS Sicilia verso l’appuntamento di Roma, che è passato attraverso un Direttivo allargato alle segreterie Assostampa provinciali, nel quale sono state raccolte segnalazioni di inosservanza della legge 150/2000 anche con fantasiose soluzioni, e un corso di formazione da remoto che ha registrato un’amplissima partecipazione e, tra i relatori, la presenza proprio di Assunta Currà. Nonché, infine, una lettera ai soci di bilancio 2025 e impegni per il 2026. «Abbiamo moltissimo da lavorare in Sicilia: ci sono posti di lavoro fino a poco tempo fa occupati da colleghi, ora in meritato congedo, che non si devono perdere, e posti di lavoro da riconquistare nelle amministrazioni che ne hanno fatto a meno e ritengono ancora di potere evitare di strutturare l’informazione istituzionale attraverso i giornalisti. Con gli Stati generali si apre per il GUS Sicilia una fase di particolare impegno».
Il tavolo ha dedicato un ampio spazio alla rivoluzione tecnologica. L’appello lanciato dai territori è unanime: la formazione continua è l’unico strumento per guidare il cambiamento. L’IA non può essere lasciata all’improvvisazione; deve essere supervisionata da giornalisti in grado di certificare la tracciabilità delle fonti e la responsabilità editoriale.
In chiusura, il richiamo al nuovo Codice Deontologico: lo scudo del cittadino contro l’opacità, con un intervento tenuto dal presidente del PIUE, nonché membro del Consiglio di disciplina dell’Odg Lazio, Carlo Felice Corsetti.
Affidare l’informazione pubblica a figure prive di vincoli etici non è solo un danno per la professione, ma un rischio per la legalità stessa degli atti diffusi.
Dagli Stati Generali di Roma esce dunque una “mappa dello stato di salute” della professione che non ammette più alibi: per rafforzare la democrazia, serve un’informazione pubblica professionale, autonoma e, soprattutto, obbligatoria.




